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ATEI - Notizie e forum per gli Atei, Agnostici e Laici

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Il termine ateismo (dal greco atheos, cioè letteralmente "senza dio") indica in maniera non univoca una varietà di posizioni filosofiche aventi in comune l'essere opposte al teismo; in un senso molto ristretto la parola ateo può indicare colui che afferma la non-esistenza di una divinità immanente, oppure colui che considera il concetto di essere soprannaturale come una costruzione mentale dell'uomo; all'estremo opposto, nell'accezione più larga possibile ateo è sinonimo di non credente, nel senso per cui laddove il teista crede, e spesso afferma, l'esistenza del divino, l'ateo non lo fa.

Il termine può indicare sia l'idea di chi afferma positivamente che l'esistenza di una divinità sia impossibile (ed eventualmente anche che ne sia dimostrabile l'inesistenza) – posizione dell'ateismo forte e dell'ateismo teorico – sia l'idea di chi considera l'ipotesi dell'esistenza di esseri divini in senso più ampio come non rilevante o non dotata di senso per l'essere umano. Si contrappone al teismo, espresso nelle due principali forme di monoteismo e di politeismo; tuttavia, talora l'opposizione al panteismo o al politeismo risulta più sfumata o molto meno sviluppata (come ad esempio in Richard Dawkins o Daniel Dennett).

Si differenzia dall'agnosticismo, categoria che raggruppa tutti coloro che sulla questione dell'esistenza/inesistenza di Dio "sospendono" il loro giudizio: si astengono cioè dall'esprimerlo o ritengono che la questione non possa essere risolta.

Nel corso della storia la posizione atea è stata oggetto di ostilità da parte di istituzioni e culture teocratiche, e in diverse aree del mondo lo è tuttora, anche laddove la forma di stato è ufficialmente secolare.

In passato, con il termine "ateo", i fedeli di una certa religione semplicemente indicavano, spregiativamente, gli appartenenti a religioni o fedi diverse dalla propria: in molte società ed epoche storiche gli atei sono stati considerati persone pericolose o immorali e l'ateismo potenzialmente eversivo. Nell'antica Grecia filosofi come Diagora di Melo, detto l'Ateo, e Protagora furono osteggiati. I fedeli della religione romana chiamavano atei i cristiani, che a loro volta chiamavano pagani i romani. Nel dialogo Le Leggi, Platone propose di introdurre pene severissime per gli atei: l'ateo "pratico" (cioè quello che vive come se non esistesse alcuna divinità) è passibile di condanna al carcere, mentre l'ateo "teorico" (che nega l'esistenza degli dèi sulla base di motivazioni teoriche) deve essere messo a morte: «i colpevoli di tale empietà falsa e menzognera vanno messi a morte non una, ma più volte» (Leggi, Libro X, 885 B - 909 E). L'editto di Tessalonica del 380 impose il cristianesimo come religione di stato.

Per tutto il medioevo l'ateismo fu messo fuori legge e per gli atei era previsto solitamente il taglio della lingua. Nel 1546 avvenne la prima condanna al rogo per ateismo: il poeta e tipografo francese Étienne Dolet, accusato di essere un "ateo recidivo" per le sue pubblicazioni, viene torturato, strangolato e messo al rogo sulla piazza Maubert a Parigi.[4]

Al contrario, alcuni stati socialisti nel XX secolo hanno incoraggiato l'ateismo, con conseguente persecuzione dei cittadini religiosi[senza fonte], in particolare nell'Albania di Enver Hoxha fu imposto l'ateismo di Stato tra il 1944 e il 1990.[5]

Non necessariamente il termine "ateismo" è sinonimo di irreligione. Può infatti darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come "forza vitale" o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi di religiosità – posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia, e dagli atei «naturalisti», che rifiutano ogni approccio mistico o soprannaturale, relegandolo all'ambito della superstizione o della religiosità popolare. Alcuni considerano il buddhismo una religione atea, in quanto si occupa di spiritualità ma non presuppone l'esistenza di una divinità. Il Buddha va infatti considerato agnostico, poiché dichiara (Majjhima Nikāya, Discorso 63°): «Quindi, Malunkyaputta, tieni presente quello che ho spiegato perché l'ho spiegato e quello che non ho spiegato perché non l'ho spiegato. Quali sono le cose che non ho spiegato? Se l'universo è eterno o no; se l'universo è finito o no; se l'anima è la stessa cosa del corpo o no». Bisogna anche tenere presente che, se egli non riconosceva gli dèi e anzi aveva atteggiamenti sprezzanti nei loro confronti («Colui che offre in sacrificio i propri desiderî morbosi comprende l'inutilità di codesto macello d'animali sull'altare. Il sangue non pulisce, ma sporca. [...] Seguire la via della rettitudine è meglio che adorare gli dèi», Raccolta dei discorsi lunghi), nella realtà ha creato i presupposti perché i posteri considerassero proprio lui una divinità, come infatti è avvenuto.

Analogamente il termine "ateismo" non è necessariamente sinonimo di anticlericalismo, il quale si caratterizza piuttosto come movimento di opposizione all'ingerenza temporale del clero nella vita civile, e quindi può essere appannaggio anche di credenti che vogliano tenere separati i due ambiti. Inoltre vi è la posizione opposta a quella dei credenti anticlericali, la quale è invece da includere nell'ateismo, pur essendo molto particolare: è quella dei cosiddetti "atei devoti" e dei teocon, i quali sostengono i valori cristiani pur non credendo nell'esistenza di Dio.

Sebbene molti tra coloro che si dichiarano atei condividano un diffuso scetticismo di fondo verso il soprannaturale e lo spirituale, le convinzioni degli atei provengono da molteplici fonti culturali, filosofiche, sociali e storiche, cosa che fa sì che non esista né un pensiero unico né una linea comune di comportamento e di azione tra gli atei. Ciò posto, per una categorizzazione indicativa e orientativa dei tipi di ateismo è opportuno distinguere almeno tra "debole", "forte", "pratico" e "teorico", in relazione alla modalità comportamentale che ne deriva. Ciò è indispensabile per porsi in una corretta prospettiva storica, poiché per una valida storiografia bisogna definire a priori il significato degli aggettivi con cui viene accompagnato il sostantivo "ateismo". La distinzione tra forte e debole ha una sua giustificazione nella percezione che comunemente si dà alla definizione di ateo in Occidente, dove si identifica il teismo col cristianesimo. In questo contesto risulta forte l'affermazione "non esiste alcun dio", mentre è debole "non esiste il dio della Bibbia": questa seconda affermazione può presupporre la credenza nel dio degli Stoici, dei Neoplatonici o di Giordano Bruno, in quello del deismo dei secoli XVII e XVIII o in Shiva, Vishnu, ecc. Per quanto riguarda la distinzione tra "teorico" e "pratico", va ricordato che la prima distinzione sui tipi di ateismo risale a Platone, che nelle Leggi, avendo preso in considerazione l'empietà nei confronti degli dèi olimpici, aveva indicato un ateismo privo di giustificazioni teoriche, quindi pratico, e uno con motivazioni filosofiche, quindi teorico. Con le dovute cautele, è quindi la distinzione teorico-pratico ad avere fondamento nella storia della filosofia, per quanto quella forte-debole possa essere di qualche utilità discorsiva in senso generico.

Dal 1987 si è costituita in Italia l'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti [1]): essa è un'organizzazione filosofica non confessionale, democratica e apartitica che tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici, a livello nazionale e locale. L'UAAR è impegnata in importanti battaglie civili tra cui quella sulla possibilità di sbattezzarsi e la protesta per la devoluzione degli oneri di urbanizzazione dei comuni alle confessioni religiose.

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